Il mondo dei grandi. Di quelli che sono dentro o fuori da una serie spropositata di categorie.
Non ho mai creduto nelle categorie. Non per snobismo o perché non crederci è politically correct, ma perché sono stata soggetta sempre ad alcune di esse. Spesso durissime. Spesso banali. Altre volte normali. Sono stata per lungo periodo quella timida, poi quella brava a scuola – tramutata subito a tempo di larva in – quella secchiona, nonostante lasciassi copiare sempre tutti, per anni la figlia dell’avvocato, come fosse il titolo di un film, quella strana, quella terrona, quella molisana, quella comunista e quella berlusconiana anche, quella che fa il dams – per cui mi sono state proibite una serie di cose, tra cui numerosi affitti di casa in quel di Bologna – quella che va ai concerti e altre minori che qui non sto a dire.
La differenza che ho sempre notato è che recepivo la durezza di una categoria dal come me la si diceva, dal contesto in cui veniva creata. E infatti i miei amici sono quelli che mi hanno soprannominata e quasi mai categorizzata.
Nel mondo dei grandi, in più, la categoria spesso si tramuta in un luogo specifico o un orizzonte oltre il quale è difficile apparire, un modo di essere da cui è complicato allontanarsi.
E ce ne sono milioni di categorie. La caratteristica comune – soprattutto di quelle più efficaci – è che non sono dichiarate, ma condivise in modo sotterraneo e talvolta subdolo.
Si possono immaginare due insiemi che non si intersecano mai ma forati. In ognuno di questi uno categorizza in vari modi quelli oltre i fori. E tutti in modo più o meno attivo siamo dentro queste categorie. Nel mondo dei grandi è un dato di fatto. Inutile dire il contrario.
Ancora oggi se mi scopro dentro una categoria sento un fastidio, che nascondo a differenza di prima. Lo prendo come un dato di fatto cui cerco di pensare il meno possibile. O decido, se non lo ritengo vero, di non importarmene. Lo scopro di solito perché me lo si dice; ritengo una delle cose più affascinanti del mondo – e contemporaneamente anche una delle più repellenti – le categorie che t’azzeccano gli altri: ti mostrano in un colpo tutto quello di cui sei consapevole o meno, in una parola, in un momento. E il fascino sta quando ti calza a pennello, il fastidio quando ti pare assurdo.
Vero è che il fastidio a volte dipende dal fatto che si ascolta una verità non così deliziosa; altre volte invece, il fastidio deriva dall’ osservazione della mancata voglia di indagare, tipica del mondo dei grandi, appena con un po’ di curiosità.
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