Chapter One

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'It looks like you can write a minimalist piece without much bleeding. And you can. But not a good one. ' (D. Forster Wallace) 'La fantasia è un posto dove ci piove dentro.' (I. Calvino) 'We must do extraordinary things. We have to. It would be absurd not to.' (D. Eggers) 'Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.' (I. Calvino)

Chi li legge i titoli di coda?

Io, per esempio.

I titoli di coda nei libri non ci sono. Quasi mai. Non ce n’è bisogno, mi sa. Chissà perché poi.
Come quello che diceva Salinger ne Il giovane Holden, no? Che quando a te un libro piace poi vuoi andare a prendere un caffè con chi l’ha scritto. Così è, pure per me, da sempre. Si vede che Salinger era uno abituato a leggere.
Questo concetto è il titolo di coda del cinema secondo me, l’ho sempre pensato.

I titoli di coda mi danno spunto per cercare. Conoscere chi ha fatto cosa, spiare quasi il mestiere degli altri e capire, immaginare, sorridere e prendere il meglio. Se mi metto a leggere ad alta voce non ce la faccio a stare impassibile.  Se leggo ad alta voce c’è qualcosa che vado cercando nelle parole: il senso scritto dalla fonetica, dalle virgole, dalla scelta di una cosa piuttosto che l’altra, l’opportunità di mettersi nei panni di chi ha scritto e se quel che leggi ti piace, se ci trovi affinità elettiva – sìsì quella – magari alle persone piace. Si divertono, stanno a sentire la tua versione del mondo scritta da un altro.

La tradizione orale ha un che di magico, per me. Dipende dal fatto che i miei nonni mi raccontavano (e mi racconta) sempre un sacco di cose, sempre vere o presunte tali. Sempre interessanti e imprescindibili.
Mia nonna è una gran lettrice, anche se non legge romanzi. Lei legge le cose che accadono e te le racconta e ti ammalia nove volte su dieci. E io ci provo a fare come lei, ogni tanto mi riesce.
Coi bambini e le favole mi riusciva, ne sono sempre stata felice.
In chiesa quando non s’addormentava nessuno pure. Strizzavo l’occhio all’altare e dicevo: “non te l’aspettavi, eh?”

Ci son parole che hanno ritmo e tu lo devi solo cogliere. Ci son parole che infilate ti chiamano in mezzo al mercato e tu semplicemente le senti. Ci son parole che dette come vanno dette si mettono un bel vestito addosso, si piacciono e stanno a gongolare per ore.

Poi tornano da dove sono venute, si svestono e si mettono il pigiama; qualcun altro le legge e non ci trova nulla di più che suoni messi in fila, come un’orda di bimbi in gita alle elementari.
E sono finiti pure i titoli di coda: bisogna uscire dal cinema.

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“Creepy, don’t you think?” (cit.)

Yes, I do. Fortissimamente I do.

Uno dice: Vasco rifà Creep.
L’altra sera ero a comprare una birra e l’hanno passata in radio. Ho urlato “aaaaaaaaaaaaaahhhhh” e mi sono tappata le orecchie. Un conto è se la senti su youtube accanto al tuo amico che dice “questo stronzo ha sdoganato il concetto stesso di cover. Il concetto, èle.”
Poi devi comprare la birra, e sì, è così. Si è appropriato di due concetti della tua vita: Creep e cover.

Oggi è lunedì. Non è nemmeno un brutto lunedì.
Scopro che Dan Brown, come me, aveva un amico immaginario.
Il mio era più figo, lo so, però vabbè:  sarebbe stato meglio averci qualcosa in comune con Dave Eggers, ecco.

Il minuto dopo, scopro che Giusy Ferreri rifarà Ironic.
Sì, sì, sì.

Ora, Ironic non è Creep. Che è un concetto, più che una canzone e basta. Ironic è una canzone, sì. Sta in un cd che è Jagged Little Pill. Quel disco io ce l’avevo copiato dalla mia amica appena tornata da Montréal in musicassetta.
1996.

Lo riscrivo che è importante: 1996.

La prima musicassetta che ho buttato quando ho buttato tutto.
Il primo cd che ho ricomprato quando ho ricomprato tutto.
A modo suo, Jagged Little Pill è stato un concetto nella mia vita. (La differenza è che Creep non smetterà mai di esserlo.)
Nessuno di voi sa perché e quando io ho buttato tutto. Non lo sa nessuno, a dir la verità. E chissà se mai qualcuno lo saprà mai. A Giusy Ferreri non interessa e va benissimo così. Nemmeno a me di Giusy Ferreri, infondo.
Io ricordo giorno, ora, momento. Come ero vestita e cosa ho pensato. Ricordo anche se stavo masticando o ansimando. Se dopo ho riso o ho pianto. Quanto è durato e tutto il resto.

Tutto.

Ci sono delle cose, delle canzoni, dei momenti che per una categoria di individui in un dato momento storico hanno significato delle cose. Delle cose che si possono sintetizzare con tutto. Come un grande amore che pensi non finisca mai. Non ci farai un figlio assieme, ma per un periodo hai pensato che potesse essere tutto.
Come quando mia mamma si commuove ancora se sente Se telefonando cantata da Mina. E mio padre se sente La storia di De Gregori.
Ci sono delle canzoni che movono.
Al di là di me, Ironic, se faccio un censimento fra le mie amiche, fra quelle che hanno la mia età o poco più o poco meno, sta lì. Nello stomaco, nell’intestino, nella pancia, nell’esofago. Sta lì. Per motivi diversi che non fregano a nessuno.

E adesso diventerà il canto di Giusy Ferreri. E dei suoi fans che mettono le “k”. Che probabilmente sanno anche Ironic in inglese. Ma non ce l’hanno lì. Non possono. Non è la loro eredità.

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Io twitto

Ei fu l’incipit

Quando l’ho scritto?

Novembre: 2009
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Compagno di Banco dixit

- Prima o poi troverai l'uomo giusto per te. Verso i 55 anni. Marocchino. Con un permesso di soggiorno da ottenere. ... ... Però sai quanto ti diverti?

Compagno di Banco dixit

Lui: Non sei più una novità Io: Ormai sono a catalogo Lui: Pensa un po' quando sarai una resa

Hanno detto il Compagno di Banco e la sua Socia

La qualità non paga ma i fatti contano.

Il pensiero

Perché se tu pensi assai non è detto che pensi la cosa giusta. (Anonimo popolare)

Riflessione

Se tu in un catino metti l'acqua e poi fai un buco l'acqua esce. (Haiku tradotto.)

Secondo paragrafo

Generi