Cara Valentina il tempo non fa il suo dovere
e a volte peggiora le cose
credimi pensavo davvero di avere superato
il momento difficile
ed ancora adesso non mi è chiaro lo sbaglio che ho fatto
se il vero sbaglio è stato il mio
perchè dai miei trent’anni ti aspettavi un uomo
col senso del dovere
perchè chi s’innamora non deve dirlo a nessuno
oppure un’imprudente enfatica demenza
nel farti le carezze girata dall’altra parte
Ho la strana sensazione di un amore acceso
esploso troppo presto fra le mani
e cara Valentina che fatica innaturale perdonare a me stesso
di essere io di essere fatto così male
cara Valentina il tempo non fa il suo dovere
e a volte peggiora le cose
E tu sarai il pretesto
per approfondire
un piccolo problema
personale di filosofia
su come trarre giovamento
dal non piacere agli altri
come in fondo ci si aspetta che sia
Per esempio non è vero
che poi mi dilungo spesso
su un solo argomento…
Io non so cantare. Cara Valentina ha un testo bellissimo. Prova a cantarla. Io non ci riesco, nemmeno a stonarla. Come Rimmel e Buonanotte Fiorellino. Due minuti in più in macchina e sarei dovuta scendere, poiché m’ero già spogliata abbastanza. Cara Valentina è una di quelle canzoni che adoro che non riesco a cantare nemmeno per sbaglio, che faccio fatica ad immaginare diversa da come la canta Max Gazzè.
Come i live dei Radiohead del 18 giugno e il live degli Smashing Pumpkins di febbraio. Billy Corgan è impazzito ma io il live dei concerti di febbraio 2008 non riesco a cantarli. E c’ero, eh. Non riesco nemmeno a sbagliare i testi. Posso solo ascoltarli. Un po’ come Muzzle che fa venire i brividi nello stomaco e i pianti, tutti insieme instantaneamente come se avessi la febbre a 40. Come How to disappear completely che devo scrivere ogni volta, sperando che mi passi.
Non importa dove sono e cosa sto facendo.
Un po’ come la mia amica che si sposa.
Non riesco a dirlo perché mi si blocca il fiato in gola e posso solo mettermi le mani sulla bocca perché sono in ufficio e mi diventano le gote rosse e scendono le lacrime da sole.
Come la voglia carica di dire le cose. Sempre troppo presto, sempre troppo in fretta. Per paura di ingoiarle, di mangiarle senza contarle e vomitarle poi subito perché non riesco a tenermele.
Quasi quasi te le leggo e te le registro: forse viene meglio.
Archiviato in:say a word, tell me about me , metafore sciolte, ordinary life, scrivilo che è meglio, singing a song

Secondo paragrafo