Chapter One

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'It looks like you can write a minimalist piece without much bleeding. And you can. But not a good one. ' (D. Forster Wallace) 'La fantasia è un posto dove ci piove dentro.' (I. Calvino) 'We must do extraordinary things. We have to. It would be absurd not to.' (D. Eggers) 'Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.' (I. Calvino)

Gabriele, il ferro.

Una volta mi sono interrogata assieme a una fanciulla simpaticissima sulla questione botulino. Farlo, non farlo, forse sì, forse no. Ci chiedevamo: “ma una volta che il corpo si deteriora, dopo la morte, sottoterra proprio ci rimane lo scheletro e le tette finte?”.

La risposta è sì.
Ed è inquietante, se ci pensate.
Io però mi son detta “che bello, di mio rimarrà il ferro.”

Sarebbe rimasto vicino ai denti, il posto migliore del mondo del corpo morto: perché è dai denti che si riconscono le persone. “Non rimarrà di me nessun segno particolare: naso, dita storte, dita attaccate. Niente, solo il ferro che ho attaccato ai canini dell’arcata inferiore. “
Altro che botulino e plastica.

Ieri sera, tra le 9 e le 10, mentre pensavo al fatto che i miei spinaci avessero troppo piccante e però il piccante è buonissimo e quindi non importa, il ferro che avevo attaccato ai canini è caduto.

Stac.
Come un banale cerotto.
Trac.
Come l’incubo che s’avvera.

E mo’?
Come lo riattacco?

Non lo riattacco e il mio dentista non me lo riattacca “perché” – dice lui – “non ne hai bisogno”. Me lo voleva togliere già 5 anni fa dopo la disfatta dei denti del giudizio, “perché” – diceva – “non ti serve più”, ma poi io ho rivendicato la libertà di scelta e il ferro me lo sono tenuto stretto e attaccato in bocca. Gli avevo dato un nome,  dopo qualche anno, gli avevo imprecato contro durante il corso di dizione, gli avevo chiesto zitta zitta se secondo lui qualcuno se ne sarebbe mai accorto la prima volta.

Si chiamava Gabriele. Il ferro.
E c’era un motivo per questo nome.

L’altra sera ho raccontato di un altro Gabriele. Era nell’aria, l’ho chiamato. Il nome del primo Gabriele non lo sapeva nessuno, adesso sì e lui  – il ferro, l’altro Gabriele – s’è staccato. Se n’è andato e non ritorna più.

Ma io alle coincidenze non ci credo, altrimenti dovrei pensare al fatto che d’ora in poi saremo io, tu e basta quando mi baci.

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A me non mi sfugge gnente

Ogni tanto mi lamento con lo specchio che la gente che io adoro non mi vuole bene.
(Tranne quelli che non fanno fatica a dirmelo). Come i bambini, proprio, mi metto lì a fare il broncio, neanche fosse il disastro peggiore al mondo.

Lo è, in effetti.

E però io voglio bene a gente che non lo dice.

Che complessa cosa, il paradosso delle relazioni.

Poi però ogni tanto succede che quando meno me lo aspetto mentre faccio la cosa più normale del mondo, loro me lo dicono. Senza indugi, senza pause, senza sospiri, senza imbarazzi. Quelli lì proprio. Quelli che non lo direbbero mai.
Nero su bianco, voce su voce.
In un tempo lungo giusto giusto un week end.

Due, nello specifico, uno sabato e uno domenica.

E allora il lunedì c’è il sole.
(Alla fine mi accontento di poco…)

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Io twitto

Ei fu l’incipit

Quando l’ho scritto?

Novembre: 2009
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Compagno di Banco dixit

- Prima o poi troverai l'uomo giusto per te. Verso i 55 anni. Marocchino. Con un permesso di soggiorno da ottenere. ... ... Però sai quanto ti diverti?

Compagno di Banco dixit

Lui: Non sei più una novità Io: Ormai sono a catalogo Lui: Pensa un po' quando sarai una resa

Hanno detto il Compagno di Banco e la sua Socia

La qualità non paga ma i fatti contano.

Il pensiero

Perché se tu pensi assai non è detto che pensi la cosa giusta. (Anonimo popolare)

Riflessione

Se tu in un catino metti l'acqua e poi fai un buco l'acqua esce. (Haiku tradotto.)

Secondo paragrafo

Generi