Io, per esempio.
I titoli di coda nei libri non ci sono. Quasi mai. Non ce n’è bisogno, mi sa. Chissà perché poi.
Come quello che diceva Salinger ne Il giovane Holden, no? Che quando a te un libro piace poi vuoi andare a prendere un caffè con chi l’ha scritto. Così è, pure per me, da sempre. Si vede che Salinger era uno abituato a leggere.
Questo concetto è il titolo di coda del cinema secondo me, l’ho sempre pensato.
I titoli di coda mi danno spunto per cercare. Conoscere chi ha fatto cosa, spiare quasi il mestiere degli altri e capire, immaginare, sorridere e prendere il meglio. Se mi metto a leggere ad alta voce non ce la faccio a stare impassibile. Se leggo ad alta voce c’è qualcosa che vado cercando nelle parole: il senso scritto dalla fonetica, dalle virgole, dalla scelta di una cosa piuttosto che l’altra, l’opportunità di mettersi nei panni di chi ha scritto e se quel che leggi ti piace, se ci trovi affinità elettiva – sìsì quella – magari alle persone piace. Si divertono, stanno a sentire la tua versione del mondo scritta da un altro.
La tradizione orale ha un che di magico, per me. Dipende dal fatto che i miei nonni mi raccontavano (e mi racconta) sempre un sacco di cose, sempre vere o presunte tali. Sempre interessanti e imprescindibili.
Mia nonna è una gran lettrice, anche se non legge romanzi. Lei legge le cose che accadono e te le racconta e ti ammalia nove volte su dieci. E io ci provo a fare come lei, ogni tanto mi riesce.
Coi bambini e le favole mi riusciva, ne sono sempre stata felice.
In chiesa quando non s’addormentava nessuno pure. Strizzavo l’occhio all’altare e dicevo: “non te l’aspettavi, eh?”
Ci son parole che hanno ritmo e tu lo devi solo cogliere. Ci son parole che infilate ti chiamano in mezzo al mercato e tu semplicemente le senti. Ci son parole che dette come vanno dette si mettono un bel vestito addosso, si piacciono e stanno a gongolare per ore.
Poi tornano da dove sono venute, si svestono e si mettono il pigiama; qualcun altro le legge e non ci trova nulla di più che suoni messi in fila, come un’orda di bimbi in gita alle elementari.
E sono finiti pure i titoli di coda: bisogna uscire dal cinema.
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