Non mi fermo da giorni. A contare le ore potrei svenire dal sonno, ma non importa. Meglio così.
Oggi è mercato. Il sabato, nel mio paese, da che mondo è mondo, è mercato.
Oggi ho notato la quantità di automobili pro capite: ho rischiato di essere investita almeno un paio di volte stamattina e una di queste per attaccare una locandina al palo in curva.
Il paese freme e greme oggi , come tutti i giorni di mercato e dura solo un’ora: dalle 10 alle 11, perché già dopo le 11 le donne cominciano a tornare a casa per il pranzo. Il mercato mette sempre in moto tutti, senza sosta, senza movimenti lenti, senza esorcizzazioni e senza attese. Chiunque passa dal mercato al sabato mattina. Chi contratta, chi sceglie, chi rinuncia a metà, chi insegue e chi registra tutto, appollaiata sulla sedia in biblioteca.
La biblioteca dove ho letto 3/4 delle cose che ho letto in vita mia. La mia biblioteca, vicino a casa e vicino a un po’ di cuore.
Sto qui perché guardo, sto qui per scrivere un po’, sto qui per la mia pausa, mentre in fondo al corridoio fremono tutti e si parla di come si fa e cosa vuol dire un documentario. Ma intanto io scrivo.
Perché ne ho bisogno. Ma non riesco a dire tutto, come se fosse davvero troppo.
Sento un sacco di scricchiolii.
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