L’auto è meravigliosa.
Oltre per tutte le utilità che ha, è meravigliosa perché mi capisce.
Qualsiasi tipo di auto; più che l’auto deve essere il movimento, deve essere andare in giro a luci soffici e rugiada, piano piano verso casa quando anche a Milano non c’è nessuno.
Devono essere il rumore assente e la mia voce rimbombante; il posto del copilota o la cintura di sicurezza allacciata; devono essere la guida fluida o le strade di Milano; devono essere i miei tre desideri mutevoli.
Mi sembra sempre che abbia capito tutto in modo incontrovertibile, in auto.
Poi magari torno a casa, chiudo la porta e mi siedo sul divano.
E fisso il soffitto per ore.
Vorrei poi sempre tornare in auto per riconoscere a naso l’odore dell’ incontrovertibile, inalarlo ben bene e sputarlo sul soffitto.
Ma non essendo mai la mia auto e sempre il mio soffitto, rimango insonne senza inalazioni.
Ma stavolta me le sono appuntate tutte le cose che ho pensato. Una ad una, in un elenco senza precedenti.
Non foss’altro che alla prossima, saprò dove andare a cercare e mi sembreranno concetti così esausti che potrei addormentarmi di colpo.
*i soffitti, ndr.
(cit. il genio).
Archiviato in:dove c'è Ikea c'è casa, tell me about me , because the night, non sono Woody Allen e si vede, scrivilo che è meglio, sogni pericolosi alla cannella, tell me about me, una mansarda che diventerà un castello
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