Chapter One

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'It looks like you can write a minimalist piece without much bleeding. And you can. But not a good one. ' (D. Forster Wallace) 'La fantasia è un posto dove ci piove dentro.' (I. Calvino) 'We must do extraordinary things. We have to. It would be absurd not to.' (D. Eggers) 'Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.' (I. Calvino)

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cortile
Avremmo guardato le stelle sul soffitto che avrebbero allontanato la luce dai nostri occhi. Io avrei detto ‘niente’ alla rovescia e lui avrebbe detto ‘ sì, pulce?’ alla rovescia. Io avrei detto: ‘Papà?’ alla rovescia che non è così diverso da papà detto normalmente. Mi avrebbe raccontato la storia del sesto distretto, dalla voce del barattolo fino all’inizio, da ‘Ti amo’ a ‘ Una volta, tanto tempo fa…’.

E saremmo stati salvi.

(Molto forte, incredibilmente vicino di  Jonathan Safran Foer)

Questo è il finale di libro più commovente che io abbia letto negli ultimi 5 anni.

Il finale per me è essenziale, più dell’inizio. All’inizio dai fiducia, se sei ben disposto, ma se il finale tradisce, allora va in malora tutto quello che c’è stato prima. Sei meno permissivo, come lettore, alla fine. Che serva o no un monito, non importa: qualcosa il finale deve lasciare. Dell’inizio si può dire  ‘ sì però poi s’è ripreso’ ma del finale no, si dirà sempre ‘ sì però è finito male’ e non ci sarà speranza alcuna. Recuperare? Difficile.

Dopo il finale, banalmente, non c’ è niente dopo, a meno che non si vada alla rovescia, ma è troppo faticoso e nessuno mai lo fa. C’è una cosa nella vicenda di Benjamin Button che non ho mai accettato – o capito – perfettamente: cosa c’è di tranquillizzante nel morire neonati quando si sa già esattamente da dove si è iniziato? Quando si sa tutto? Sbagli commessi e omessi, gioie sfinite e dolori infiniti? La fine, mi viene in mente, è fine sempre anche se è l’inizio temporale. Non è la cronologia che fa la fine, ma l’inizio che contestualmente la decreta. Fine irreversibile, fine di un ciclo, fine di un amore.Fine della volontà di tornare all’inizio, anche se a malincuore.

Rileggere sarà sempre diverso, citare sarà sempre diverso. Perfino modificare il giudizio inventandone uno di sanapianta a posteriori sarà una copertura e una menzogna e apparirà tale, subito, senza scampo e soddisfazione alcuna.
E inizio e fine non si possono reiterare. Si può solo prendere un altro libro, sperare che l’autore ne scriva un altro subito, o dopo poco, cercare scritti e saggi nell’attesa, e prepararsi a un nuovo inizio.
Ma se il finale non soddisfa, quell’autore sarà bruciato nel cesto delle delusioni relegate al fondo dell’armadio,  quelle che ai cambi di stagione vengono sempre fuori, in prima fila come per dispetto oppure, in bilico, cadono addosso dal ripiano più alto.

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