Ci sono divani che mi accompagnano da una vita: quelli di casa mia, per esempio, di pelle, freschi, dove mi sono rifugiata per anni perché non mi si vedeva dietro la spalliera altissima. Ci sono divani cui non facevo affidamento e invece si sono rivelati accoglienti. Ci sono divani che diventano letto e divani che seminano passione e vorrei non mancassero mai.
Ci sono divani che vorrei portarmi dietro ovunque, ripiegandoli su sé stessi decine di volte, ma non riesco. E posso solo farmeli venire in mente. Ci sono divani di cui sento parlare che non incontrerò mai. Ci sono i divani dei film, che intervengono nel mio immaginario quando non ne ho di reali.
C’è un divano che m’ossessiona da anni, da un decennio, quasi e non esiste, ma potrei disegnarne i contorni ad occhi chiusi e con un solo dito.
C’è poi il divano che non ho scelto, ma che ho trovato silenzioso e l’ ho fatto mio senza frignare, perché ci sono sprofondata dentro, senza accorgermene e fin dal principio come se sapesse esattamente quello di cui avevo bisogno, quella volta, la prima. Ero ancora stranita: casa nuova, corso di laurea nuovo ed io che sono sempre puntuale quella volta ero in ritardo e il mio gruppo di lavoro era già all’opera. Già dalla strada, sapevo di esserci stata in quella casa qualche anno prima, ma non ero mai stata sul divano. L’ho visto e l’ho provato, in attesa della sedia attorno al tavolo, perché per me il posto c’era: dovevo solo aspettare un po’. E caso vuole che quando lui m’ha accolta, placidamente, qualcun altro mi abbia preso quella sedia e continua a prendermela, seppur metaforicamente e – troppo – da lontano.
Mi ci sono appoggiata, l’ho sognato tante volte, l’ ho preso senza chiedere, solo perché era lì e non potevo farne a meno. Era necessario, null’altro. Come un grande amore.
Il divano su cui mi sono addormentata spesso, durante un film, su cui ho chiacchierato di come le cose dovrebbero cambiare, su cui ho riposato quando mi è mancata la gioia, più di tutto il resto. Su cui ho visto IL Mondiale di calcio, Lost, decine di film,The Club e Mtv, i Cicci, il campionato di Serie A e Lolle. Su cui, se ci penso, riesco a vedermi quasi sempre serena. Su cui il tempo s’è fermato così tante volte da suscitarmi sempre quella velata malinconia del ricordo.
Dovevo salutarlo per bene e non l’ho fatto, domenica. Mi sarebbe toccato prima o poi sì, ma la verità è che rimandare queste cose mi mette sempre di buon umore. Mi ci sono seduta l’ultima volta, ho aggiustato il cuscino dietro la schiena, ci ho passato una mano per stirarlo e me ne sono andata, con lo zaino dietro le spalle e il corridoio lungo con la porta aperta e le scale di legno che si vedevano dall’ uscio. Me ne sono andata, perché tanto non sarei riuscita a dirgli niente, in fondo.
Vorrei che fosse sempre così, un divano: adatto a tutto.
Ma è già uno dei primi amori che non voglio scordare mai.
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