I White lies hanno una musicalità molto orecchiabile, diciamoci la verità: con a.n.d.r.e.a. ieri sera abbiamo concluso che se ci riusciamo noi, dev’essere così. Soprattutto, hanno fatto un disco che fa occhiolini da tutte le parti. Ma non importa.
Perché riff di basso a parte, questo disco è capitato a fagiuolo. Così, dopo Brezsny di settimana scorsa e segni sparsi dei mesi appena passati di questo – fottuto – 2009 – mi duole doverlo dire – sto cominciando a pensare che san crispino, il mio santo laico, stia tornando o che stia mandando un segnale dalla Patagonia lì dov’è. E spero solo che non sia una tempesta.
Ricorderò To lose my life come il disco che mi sta facendo dire le cose che mi stanno passando per la testa. Cose di nuovo dannatamente orecchiabili. Cose che si potrebbero prevenire; si potrebbero addirittura inserire in una manualistica. Ammorbanti.
Di suo, il disco pare un prontuario su come “perdere la vita” appunto, scritto da bugie bianche, poi. Il che potrebbe suonare quasi irriverente. E non riesco a bloccarlo.
Io stessa a volte non riesco a sopportare il suono detto della parola morte, ma ieri sera mi sono fermata a leggere la tracklist due o tre volte selezionando le seguenti parole: death, lose, hide, unfinished, nothing to give, the price of love. E stanotte devo aver sognato qualcosa con sottofondo questo disco: si sa, non sogno dormiente mai, ma quando lo faccio ci metto anche i sottotitoli per non udenti, tanto che somigliava quasi a un sogno ad occhi aperti.
Dispersi qua e là ci sono pensieri fatti – e strafatti – cui non posso ancora dare uno spazio nel cassetto della biancheria (sempre quello di Brezsny), ci sono sensazioni che non m’hanno mai abbandonata del tutto e mi sa che non lo faranno mai.
L’arte del compromesso: gestire.
Stamattina, raccontando, mi è sembrato di essere sollevata. Poi, sulla strada di casa, mi sono ricordata che è sempre così. Il sollievo prima della tempesta.
Chissà perché le cose importanti le lascio sempre a metà. O le metto via. O faccio finta di non pensarci. Ho trovato contraddizione stamattina in almeno 10 cose che credevo aver sbrogliato. I meccanismi del cervello li odio, a questo punto.
Certe volte le canzoni sono argute. Mi mettono in allarme. Se ci faccio caso è perché hanno da dire qualcosa. Cosa, non ho ancora ben figurato.
So però che mi fanno male le ossa, sì, ma che ha di diverso questo dolore da quello cui sono abituata? Mi domando.
and if I made a promise could be I stay by your side? Could you guarantee my safety and say that I’d be all right? Keep on running, keep on running: there’s no place like home, there’s no place like home.
You speak those favourite fables which i am yet to live and casually confirm my fears that i’ve got nothing to give. I called at a quarter past 9 and said I’ve done all I can, he said you win some you lose some I feel bad for you man.If you tell me to jump, then I’ll die. In my dreams, I’m there, I always hoped that I’d learn how to fly.
He said to lose my life or lose my love: that’s the nightmare I’ll be running from. He catches raindrops on his window, it reminds him how he falls: from the stars back to our cities, where we’ve never felt so small.Remember me: I hold you. Fate always loses hope, like electric sparks in my heart.
I live on the right side I sleep on the left, that’s why everythin’ is got to be love or death.
Yes, this fears got a hold on me.
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Mi è capitato, ieri, di trovare un
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