Chapter One chiude per un po’.
Per inadeguatezza.
A cosa non è dato sapere: è un suo segreto.
Ma l’inverno quest’anno in questo pezzo piccolissimo di Universo sta risultando insopportabile.
Archiviato in:imprevisti/probabilità, non esistono più le mezze stagioni, tell me about me , because the night, dito in su per sentire il tempo, metafore sciolte, non sono Woody Allen e si vede, ordinary life, questo è più o meno uno sfogo molto più che meno, sarà l'aria l'acqua o il caffè, sensi unici o vietati
Ci siamo dilettate in una torta cioccolato e pera. Aveva diversi difetti, ma era buona e qualcuno pensa vada bene così.
In realtà no.
In realtà, chiunque faccia dolci spesso, chiunque veda nella riuscita di un dolce una parabola – le ciambelle che riescono col buco, il pan di spagna quando s’abbassa, la crema che impazzisce, la panna che non si monta, il lievito che è troppo poco – non ammette dolci che non siano, apparentemente, perfetti.
Un dolce esatto fuori è necessariamente buono; viceversa, un brutto dolce non è necessariamente buono.
Aggiungendo poi che il dolce serve a instaurare relazioni interpersonali come ogni altra sorta di cibo, il dolce determina la riuscita delle stesse. Almeno nel breve periodo e le aiuta nel lungo.
la ciambellaia.
Sabato e domenica scorsi a Bologna.
Fa un certo effetto tornare lì, molto più che se ci torno da sola. Quando sono tutti a tornare, non solo io, m’accorgo delle vite che cambiano, non solo la mia.
Un anno fa quando tornavo a Bologna era sempre per andare a trovare tutti. Loro erano lì, io altrove. E il mio altrove non era così allettante, il mio altrove sapeva d’obbligo.
Oggi siamo tutti altrove e siamo tornati – quasi tutti - per la prima volta lì.
Capita che l’emotività giochi brutti scherzi. In vari momenti e differenti modalità. A me capita sempre. Ma non è questo il punto.
Bologna mostra quello a cui sono legata in forma di idee e progetti e da cui non è detto io abbia molta voglia di slegarmi. Non è doveroso, né tantomeno essenziale. Bologna mostra ormai quello che ricordo con varie dosi di nostalgia e tiene in mano il mio foglio.
Il foglio su cui è scritto che ci sono persone che mangeranno sempre con me la torta cioccolato e pera senza sembrare che sia una novità, ma con assoluta naturalezza. Qualsiasi sia il tavolo e qualsiasi siano le sedie.
Sempre sullo stesso foglio è scritto chi sono e cosa fanno. A prescindere dal momento.
Più sotto è scritto chi sono e quello che faccio. A prescindere dagli obblighi.
E non so chi sono loro e chi sono io finché non torno indietro e mi siedo al tavolo.
Archiviato in:tell me about me, travel gum, visitatori scelti , eravamo 4 amici al bar, sognando le Torri, sogni pericolosi alla cannella
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