Succede solo nei film che l’imbarazzo vince sempre. Ed è un guaio per le mie aspettative.
Fondamentalmente, io del fondotinta non ho mai bisogno. Ho iniziato ad usarlo per nascondere gli imbarazzi della mia timidezza adolescenziale. Credevo di riuscire a ridurre il grado di rossore che avvampava sulle mie gote svelando tutto ciò che – le amiche gnocche e d’esperienza insegnano – non va mai rivelato a un ragazzo. “Perché sei una donna” dicevano “E le donne devono farsi desiderare” proseguivano. Mi convinsero i risultati all’epoca: i loro migliori dei miei e così adottai la tecnica del fondotinta (Poi adorata per via della copertura delle occhiaie, dei brufoli qua e là e via andare).
Per un po’ ha funzionato devo essere sincera. Ricordo mirabili volte in cui l’approccio all’altro sesso mi venne benissimo, volte in cui l’approccio a persone sconosciute mi venne molto bene, a quelle volte in cui sul palco la memoria delle cose da dire e recitare venne bene.
Ci sono state, in effetti.
E però, in realtà, è solo una questione d’allenamento ho scoperto. Poiché il mio imbarazzo cronico e latente ha le sue regole ben precise: si cela quando è calcolato, si svela quando è preso di soppiatto.
Così riesco a rispondere per benino se mi si domanda “la mia provenienza” (professionale e accademica, ndr) a una cena “importante”, perché è facile: mi basta pensare alla risposta data tante volte ai colloqui; riesco a rispondere bene ma senza essere brillante se mi si chiede “e quanti sgambetti ha dato per essere qui?”, poiché, in verità, vorrei dire una serie di parolacce assieme, ma per fortuna il capo si fa un momento supporto e lancia l’ aneddoto che mi fa sentire meglio e mi mette in buona luce. Anche perché lo racconta lui.
E così resisto alle cene importanti, sopravvivo alle domande imbarazzanti – per me – di cui non conosco la risposta esatta, ma quando l’imbarazzo non è calcolato cado disarmata.
Quando si cela negli angoli, nel fondo del corridoio, nel momento in cui non m’aspetto, quando mi decido finalmente a fare ciò che voglio, a chiedere ciò che voglio, quando mi rendo conto di aver sbagliato, quando la conversazione dura più di due minuti e guardare negli occhi diventa complicato, quando apro le porte e nessuno si ferma.
L’imbarazzo che deriva dal fare ciò che voglio è la cosa che non imparerò mai a correggere: il fondotinta non mi salva, io arrossisco.
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