Ecce Tappa
La prima cosa di cui voglio scrivere è questa.
C’era questa saletta quasi sempre piena di addetti ai lavori e non. Io ci sono andata mercoledì e venerdì. Il mercoledì mi sono fiondata su Valeria Parrella. Napoletana, poco più che trent’enne, lineamenti marcati, riccia e con il sorriso grande. Sì, napoletana, con le o chiuse e l’accento quello lì. Sono andata da lei subito dopo il suo reading, con i tre libri alla mano, e lei carinamente mi ha offerto la sua cena – fatta di tartine dall’aspetto tanto milanese con salmone, salsa rosa e e maionese – e un bicchiere di vino, ma no, io ho rifiutato, perché la mamma mi ha insegnato così: non bisogna disturbare troppo.
E così, starei qua a parlare ore ed ore della sua gentilezza e de Lo spazio bianco, che mi ha lasciato un sapore addosso di quelli che non vanno via mai. Si attaccano a un titolo e a una copertina per essere ricordati a oltranza. Sono quei libri che vogliono essere ricordati, che in 120 pagine ti aprono quel pezzetto di mondo nuovo che c’era, era lì e non si era ancora visto.
La seconda è questa.
Per un motivo semplice: perché finalmente il pubblico più ampio del cinema potrà rendersi conto di chi sia Matteo Garrone. Un grande, fondamentalmente. (E stasera speriamo vada bene per tutti e due).
La terza è questa.
E soprattutto: “Risposte non ne avrà, solo la tristezza sarà una morsa sempre più stretta perché sì, appena un momento fa, quando si è appisolata, le era sembrato di aver capito tutto, perfettamente, ma ecco che da sveglia non si ricorda più che cosa aveva capito.”
Mi sta ronzando in testa da giorni questo pezzo.
Sto molto da sola. E allora leggo e scrivo. Anzi: riscrivo. Leggo e metto insieme i pezzi e in modo sconcertante mi accorgo che non c’è nulla di nuovo che mi salva. Lo sapevo perché è il guaio di cavarsela da soli: se ti viene bene, sei soddisfatto, altrimenti ti sembra di essere dov’eri prima.
E allora a giorni sono soddisfatta, altri giorni mi ronzano intorno mille dubbi e riesco a starmene a guardare la parete vuota della cucina tutta la sera, decidendo poi alla fine di tirar giù il letto. Certe altre leggo e penso, non guardo quasi mai il muro e godo della solitudine di questo monolocale e della mia vita milanese, di cui parlo ancora come se avesse un termine.

le tartine con salsa rosa e salmone NON sono proprio milanesi, mi spiace miss broncetto. la polenta coi bruscit, i mudeghili, la cotoletta, il pan mein e altre cose meravigliose sono milanesi.
dovrò provvedere alla tua ri-educazione sulla milanesità. confido nella tua apertura mentale.
urge fissare una data per una gita in provincia!!! inizia a liberare la tua agenda!
baci mefistofelici! smack!
No allora: chiariamoci.
Dice un principio insindacabile della fisica qualitativa: ciò che assume ogni barlume di fighetteria possibile può essere tranquillamente aggettivato con una gradazione variabile che va dal più milanese al meno milanese.
Indi per cui ogni cosa può essere più o meno fighetta e quindi più o meno milanese.