C’era una volta un Tale. Un Tale di Lettere e Letteratura. Un Tale Insegnante che girava sul calesse col pennino in mano. Arrivava ogni tanto, si sedeva, si appoggiava ai bordi del tavolo o passeggiava e narrava del sacro fuoco della seduzione della Letteratura.
C’era una volta una Marmocchia delle Lettere che si sedeva anch’essa di fronte al Tale assieme ad altri Marmocchi più o meno grandi e ascoltava. La Marmocchia risultò ben presto affascinata dalla seduzione della Letteratura, dal pensiero sovrumano e megalomane di sovrastare il Mondo della Letteratura senza Timore e Paura.
Seduta dopo seduta, Timore e Paura si scioglievano, si nascondevano in un angolino e la Marmocchia esercitava la sua pennetta credendo di acquistare Forza.
Un giorno, dopo l’ultima seduta, il Tale delle Lettere e della Letteratura rispose alla sua domanda più difficile:
- Tale, sono pronta?
- No, che non lo sei. Sei ancora una Marmocchia, la tua pennetta non è cresciuta, anzi: si è rivelata, andando a scomparire nello sconfinato mondo dei Marmocchi dell’ Etere, perché è da lì che deriva e lì deve andare.
La Marmocchia disse a tutti gli altri Marmocchi di essere ancora più convinta di prima, che niente avrebbe potuto toglierle il Gusto.
Ma Gusto s’ allontanava, celato sotto le spoglie delle Avventure degli Adulti, fuggiva via nel mondo dei Marmocchi Veri e lei lo stava a guardare. Credeva che in fondo avesse ragione il Tale; che lei era una Marmocchia dell’Etere, che quello era il suo posto, non tra i Marmocchi Veri delle Lettere.
Dopo qualche mese, la Marmocchia venne chiamata da uno dei Regni delle Lettere del Mondo a esercitare un po’ di Ingegno, ma non ci voleva andare. Non voleva intromettersi tra i Marmocchi delle Lettere, non voleva guardarli crescere con i loro Pennini. Accettò per costrizione, perché le Avventure degli Adulti si accettano e basta.
Un giorno, in quel Regno arrivò il Tale con il suo calesse e i suoi Pennini; la guardò fisso, senza riconoscerla. La Marmocchia lo chiamò:
- Tale, non ti ricordi di me?
- No, mi spiace.
- Sono la Marmocchia delle Lettere dell’Etere.
- Ah, sì, ciao Marmocchia, sei più vecchia, non ti riconoscevo. Come stai? Come mai sei qui?
- Affronto un’ Avventura degli Adulti in questo Regno, Tale. Sto bene.
- Hai seguito il mio consiglio? Hai rinunciato al Pennino?
- No, Tale. Non ce l’ho fatta: esercito ancora la mia pennetta.
- Perché?
- Non posso farne a meno.
- Ma non vedi gli altri Pennini e i Marmocchi Veri? Sono diversi da te, Marmocchia, ma non è colpa tua. Solo, è così.
Un uomo chiamò Tale perché l’ora era giunta. Si salutarono velocemente e Gusto l’aveva lasciata di nuovo e ancora una volta da sola. Marmocchia avrebbe voluto dire che la sua pennetta rigogliosa non riusciva a rassegnarsi e che Tale si sbagliava, che era cresciuta insieme alla sua pennetta e che a breve avrebbe visto anche lui il suo Primo Pennino nascere.
Ma non lo disse, rimase muta. Paura e Timore erano ancora lì, in agguato, dietro il selciato del Regno e Gusto era ancora lontano da tornare.
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Che la Marmocchia continui a lungo…la vita è piena di Tali,tutto sta ad ascoltare solo quelli giusti…
Io sono sicuro che una certa marmocchia diventerà presto una Marmocchia Vera delle Lettere…
Gian:
Ale: sei così sicuro che lo hai scritto due volte…
No, è che la prima volta non me l’aveva visualizzato…se puoi eliminane uno!;)
Fatto!