Chapter One

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'It looks like you can write a minimalist piece without much bleeding. And you can. But not a good one. ' (D. Forster Wallace) 'La fantasia è un posto dove ci piove dentro.' (I. Calvino) 'We must do extraordinary things. We have to. It would be absurd not to.' (D. Eggers) 'Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.' (I. Calvino)

Ecce Tappa

La prima cosa di cui voglio scrivere è questa.
C’era questa saletta quasi sempre piena di addetti ai lavori e non. Io ci sono andata mercoledì e venerdì. Il mercoledì mi sono fiondata su Valeria Parrella. Napoletana, poco più che trent’enne, lineamenti marcati, riccia e con il sorriso grande. Sì, napoletana, con le o chiuse e l’accento quello lì. Sono andata da lei subito dopo il suo reading, con i tre libri alla mano, e lei carinamente mi ha offerto la sua cena – fatta di tartine dall’aspetto tanto milanese con salmone, salsa rosa e e maionese – e un bicchiere di vino, ma no, io ho rifiutato, perché la mamma mi ha insegnato così: non bisogna disturbare troppo.
E così, starei qua a parlare ore ed ore della sua gentilezza e de Lo spazio bianco, che mi ha lasciato un sapore addosso di quelli che non vanno via mai. Si attaccano a un titolo e a una copertina per essere ricordati a oltranza. Sono quei libri che vogliono essere ricordati, che in 120 pagine ti aprono quel pezzetto di mondo nuovo che c’era, era lì e non si era ancora visto.  

La seconda è questa.
Per un motivo semplice: perché finalmente il pubblico più ampio del cinema potrà rendersi conto di chi sia Matteo Garrone. Un grande, fondamentalmente. (E stasera speriamo vada bene per tutti e due).

La terza è questa.
E soprattutto: “Risposte non ne avrà, solo la tristezza sarà una morsa sempre più stretta perché sì, appena un momento fa, quando si è appisolata, le era sembrato di aver capito tutto, perfettamente, ma ecco che da sveglia non si ricorda più che cosa aveva capito.”
Mi sta ronzando in testa da giorni questo pezzo.

Sto molto da sola. E allora leggo e scrivo. Anzi: riscrivo. Leggo e metto insieme i pezzi e in modo sconcertante mi accorgo che non c’è nulla di nuovo che mi salva. Lo sapevo perché è il guaio di cavarsela da soli: se ti viene bene, sei soddisfatto, altrimenti ti sembra di essere dov’eri prima. 
E allora a giorni sono soddisfatta, altri giorni mi ronzano intorno mille dubbi e riesco a starmene a guardare la parete vuota della cucina tutta la sera, decidendo poi alla fine di tirar giù il letto. Certe altre leggo e penso, non guardo quasi mai il muro e godo della solitudine di questo monolocale e della mia vita milanese, di cui parlo ancora come se avesse un termine. 

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Storia di un Tale e una Marmocchia

C’era una volta un Tale. Un Tale di Lettere e Letteratura. Un Tale Insegnante che girava sul calesse col pennino in mano. Arrivava ogni tanto, si sedeva, si appoggiava ai bordi del tavolo o passeggiava e narrava del sacro fuoco della seduzione della Letteratura.
C’era una volta una Marmocchia delle Lettere che si sedeva anch’essa di fronte al Tale assieme ad altri Marmocchi più o meno grandi e ascoltava. La Marmocchia risultò ben presto affascinata dalla seduzione della Letteratura, dal pensiero sovrumano e megalomane di sovrastare il Mondo della Letteratura senza Timore e Paura.
Seduta dopo seduta, Timore e Paura si scioglievano, si nascondevano in un angolino e la Marmocchia esercitava la sua pennetta credendo di acquistare Forza.
Un giorno, dopo l’ultima seduta, il Tale delle Lettere e della Letteratura rispose alla sua domanda più difficile:
- Tale, sono pronta?
- No, che non lo sei. Sei ancora una Marmocchia, la tua pennetta non è cresciuta, anzi: si è rivelata, andando a scomparire nello sconfinato mondo dei Marmocchi dell’ Etere, perché è da lì che deriva e lì deve andare.
La Marmocchia disse a tutti gli altri Marmocchi di essere ancora più convinta di prima, che niente avrebbe potuto toglierle il Gusto.
Ma Gusto s’ allontanava, celato sotto le spoglie delle Avventure degli Adulti, fuggiva via nel mondo dei Marmocchi Veri e lei lo stava a guardare. Credeva che in fondo avesse ragione il Tale; che lei era una Marmocchia dell’Etere, che quello era il suo posto, non tra i Marmocchi Veri delle Lettere.
Dopo qualche mese, la Marmocchia venne chiamata da uno dei Regni delle Lettere del Mondo a esercitare un po’ di Ingegno, ma non ci voleva andare. Non voleva intromettersi tra i Marmocchi delle Lettere, non voleva guardarli crescere con i loro Pennini. Accettò per costrizione, perché le Avventure degli Adulti si accettano e basta.
Un giorno, in quel Regno arrivò il Tale con il suo calesse e i suoi Pennini; la guardò fisso, senza riconoscerla. La Marmocchia lo chiamò:
- Tale, non ti ricordi di me?
- No, mi spiace.
- Sono la Marmocchia delle Lettere dell’Etere.
- Ah, sì, ciao Marmocchia, sei più vecchia, non ti riconoscevo. Come stai? Come mai sei qui?
- Affronto un’ Avventura degli Adulti in questo Regno, Tale. Sto bene.
- Hai seguito il mio consiglio? Hai rinunciato al Pennino?
- No, Tale. Non ce l’ho fatta: esercito ancora la mia pennetta.
- Perché?
- Non posso farne a meno.
- Ma non vedi gli altri Pennini e i Marmocchi Veri? Sono diversi da te, Marmocchia, ma non è colpa tua. Solo, è così.
Un uomo chiamò Tale perché l’ora era giunta. Si salutarono velocemente e Gusto l’aveva lasciata di nuovo e ancora una volta da sola. Marmocchia avrebbe voluto dire che la sua pennetta rigogliosa non riusciva a rassegnarsi e che Tale si sbagliava, che era cresciuta insieme alla sua pennetta e che a breve avrebbe visto anche lui il suo Primo Pennino nascere.
Ma non lo disse, rimase muta. Paura e Timore erano ancora lì, in agguato, dietro il selciato del Regno e Gusto era ancora lontano da tornare.

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Io twitto

Ei fu l’incipit

Quando l’ho scritto?

Maggio: 2008
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Compagno di Banco dixit

- Prima o poi troverai l'uomo giusto per te. Verso i 55 anni. Marocchino. Con un permesso di soggiorno da ottenere. ... ... Però sai quanto ti diverti?

Compagno di Banco dixit

Lui: Non sei più una novità Io: Ormai sono a catalogo Lui: Pensa un po' quando sarai una resa

Hanno detto il Compagno di Banco e la sua Socia

La qualità non paga ma i fatti contano.

Il pensiero

Perché se tu pensi assai non è detto che pensi la cosa giusta. (Anonimo popolare)

Riflessione

Se tu in un catino metti l'acqua e poi fai un buco l'acqua esce. (Haiku tradotto.)

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