Chapter One

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'It looks like you can write a minimalist piece without much bleeding. And you can. But not a good one. ' (D. Forster Wallace) 'La fantasia è un posto dove ci piove dentro.' (I. Calvino) 'We must do extraordinary things. We have to. It would be absurd not to.' (D. Eggers) 'Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.' (I. Calvino)

Le lettere non s’incominciano mai con “dear”

Cara Valentina il tempo non fa il suo dovere
e a volte peggiora le cose
credimi pensavo davvero di avere superato
il momento difficile
ed ancora adesso non mi è chiaro lo sbaglio che ho fatto
se il vero sbaglio è stato il mio
perchè dai miei trent’anni ti aspettavi un uomo
col senso del dovere
perchè chi s’innamora non deve dirlo a nessuno
oppure un’imprudente enfatica demenza
nel farti le carezze girata dall’altra parte
Ho la strana sensazione di un amore acceso
esploso troppo presto fra le mani
e cara Valentina che fatica innaturale perdonare a me stesso
di essere io di essere fatto così male
cara Valentina il tempo non fa il suo dovere
e a volte peggiora le cose

E tu sarai il pretesto
per approfondire
un piccolo problema
personale di filosofia
su come trarre giovamento
dal non piacere agli altri
come in fondo ci si aspetta che sia

Per esempio non è vero
che poi mi dilungo spesso
su un solo argomento…

Io non so cantare. Cara Valentina ha un testo bellissimo. Prova a cantarla. Io non ci riesco, nemmeno a stonarla. Come Rimmel e Buonanotte Fiorellino. Due minuti in più in macchina e sarei dovuta scendere, poiché m’ero già spogliata abbastanza. Cara Valentina è una di quelle canzoni che adoro che non riesco a cantare nemmeno per sbaglio, che faccio fatica ad immaginare diversa da come la canta Max Gazzè.

Come i live dei Radiohead del 18 giugno e il live degli Smashing Pumpkins di febbraio. Billy Corgan è impazzito ma io il live dei concerti di febbraio 2008 non riesco a cantarli. E c’ero, eh. Non riesco nemmeno a sbagliare i testi. Posso solo ascoltarli. Un po’ come Muzzle che fa venire i brividi nello stomaco e i pianti, tutti insieme instantaneamente come se avessi la febbre a 40. Come How to disappear completely che devo scrivere ogni volta, sperando che mi passi.
Non importa dove sono e cosa sto facendo.

Un po’ come la mia amica che si sposa.
Non riesco a dirlo perché mi si blocca il fiato in gola e posso solo mettermi le mani sulla bocca perché sono in ufficio e mi diventano le gote rosse e scendono le lacrime da sole.

Come la voglia carica di dire le cose. Sempre troppo presto, sempre troppo in fretta. Per paura di ingoiarle, di mangiarle senza contarle e vomitarle poi subito perché non riesco a tenermele.
Quasi quasi te le leggo e te le registro: forse viene meglio.

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Chi li legge i titoli di coda?

Io, per esempio.

I titoli di coda nei libri non ci sono. Quasi mai. Non ce n’è bisogno, mi sa. Chissà perché poi.
Come quello che diceva Salinger ne Il giovane Holden, no? Che quando a te un libro piace poi vuoi andare a prendere un caffè con chi l’ha scritto. Così è, pure per me, da sempre. Si vede che Salinger era uno abituato a leggere.
Questo concetto è il titolo di coda del cinema secondo me, l’ho sempre pensato.

I titoli di coda mi danno spunto per cercare. Conoscere chi ha fatto cosa, spiare quasi il mestiere degli altri e capire, immaginare, sorridere e prendere il meglio. Se mi metto a leggere ad alta voce non ce la faccio a stare impassibile.  Se leggo ad alta voce c’è qualcosa che vado cercando nelle parole: il senso scritto dalla fonetica, dalle virgole, dalla scelta di una cosa piuttosto che l’altra, l’opportunità di mettersi nei panni di chi ha scritto e se quel che leggi ti piace, se ci trovi affinità elettiva – sìsì quella – magari alle persone piace. Si divertono, stanno a sentire la tua versione del mondo scritta da un altro.

La tradizione orale ha un che di magico, per me. Dipende dal fatto che i miei nonni mi raccontavano (e mi racconta) sempre un sacco di cose, sempre vere o presunte tali. Sempre interessanti e imprescindibili.
Mia nonna è una gran lettrice, anche se non legge romanzi. Lei legge le cose che accadono e te le racconta e ti ammalia nove volte su dieci. E io ci provo a fare come lei, ogni tanto mi riesce.
Coi bambini e le favole mi riusciva, ne sono sempre stata felice.
In chiesa quando non s’addormentava nessuno pure. Strizzavo l’occhio all’altare e dicevo: “non te l’aspettavi, eh?”

Ci son parole che hanno ritmo e tu lo devi solo cogliere. Ci son parole che infilate ti chiamano in mezzo al mercato e tu semplicemente le senti. Ci son parole che dette come vanno dette si mettono un bel vestito addosso, si piacciono e stanno a gongolare per ore.

Poi tornano da dove sono venute, si svestono e si mettono il pigiama; qualcun altro le legge e non ci trova nulla di più che suoni messi in fila, come un’orda di bimbi in gita alle elementari.
E sono finiti pure i titoli di coda: bisogna uscire dal cinema.

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Io twitto

Ei fu l’incipit

Quando l’ho scritto?

Novembre: 2009
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Compagno di Banco dixit

- Prima o poi troverai l'uomo giusto per te. Verso i 55 anni. Marocchino. Con un permesso di soggiorno da ottenere. ... ... Però sai quanto ti diverti?

Compagno di Banco dixit

Lui: Non sei più una novità Io: Ormai sono a catalogo Lui: Pensa un po' quando sarai una resa

Hanno detto il Compagno di Banco e la sua Socia

La qualità non paga ma i fatti contano.

Il pensiero

Perché se tu pensi assai non è detto che pensi la cosa giusta. (Anonimo popolare)

Riflessione

Se tu in un catino metti l'acqua e poi fai un buco l'acqua esce. (Haiku tradotto.)

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