Eau de Snob n° 5
Premessa: io sono un’ appassionata di Beverly Hills 90210 e sì, volevo Dylan. Poi, nel periodo vogliounmusicista, volevo David, ma è durato meno. Brandon mai. Brandon era per quella sfigata di Andrea, che non solo è la secchiona brutta, l’unica californiana di una serie tv ad essere riccia, bassa e con le gambe grosse (e vabè, negli anni Novanta si era più democratici) ma rimane pure incinta troppo presto - non di Brandon – si sposa e passa quattro anni della sua vita appresso a Brandon. L’uomo col ciuffo più anni Novanta della storia dei ciuffi. Dylan era sostanzialmente quello che non mi sarebbe mai capitato nella vita. Perché? Perché i Dylan vogliono Brenda, poi Kelly, poi Brenda, poi ragazze a caso, poi Brenda, poi Kelly. Alla fine si sa uno vorrebbe essere o Kelly o Brenda. Ma non si può; bisogna rassegnarsi a un certo punto ad essere Andrea.Gli stereotipi, d’altronde, sono fatti per questo: ricordarti quello che non sarai mai. Fine della premessa.
Due ore, un teen movie, alla Beverly Hills 90210, in cui gli attori, quasi trentenni, interpretavano personaggi di quasi dieci anni di meno. Non è questione di essere bionde o brune, è questione che la generazione che ha visto Beverly Hills è così rovinata che agli aperitivi ti domanda: “Ma tu nel tempo libero che fai?“. E assume atteggiamenti che, pur non volendo, non si sa perché non si sa per come finiscono per rassomigliare a quelli dei personaggi di cui sopra. Nessuno mai che a un aperitivo si ferma, ti guarda e dice: “ma tu nel tempo libero cosa vorresti fare?” oppure: “Cosa hai sognato stanotte?” o ancora: “Com’eri a 15 anni?”. Non succede mai.
Succede che c’è Brenda che punta Dylan che guarda Kelly che fa l’amica allora si siede lontano, scatta il fuoco incrociato di sguardi, c’è quello che fa le battute, guarda le ragazze che passano e i commenti – ovviamente – si fanno sempre presenti escluse. (E questo fatto non lo capirò mai, per inciso: un tuo amico non ti dice mai che sei brutta ma ti vuole bene lo stesso, gli scatta quella sindrome d’appartenenza stramba per cui le femmine del branco sono tutte belle e virtuose).
Bionde o brune, con i tacchi e la mini o il tailleur dicono che non la danno mai al primo appuntamento quasi subito, mentre sono alla seconda Caipiroska perché il Negroni è da maschi. Amaro, semmai. Non è da maschi. Che soprattutto con una partita qualunque in tv se all’esclamazione “era ammonizione!” tu dici “sì è vero” ti guardano come se fossi di colpo rasata, con i panataloni e senza tette.
Andrea si nasce, c’è poco da fare. E nonostante la scollatura evidente ed elegante, il sorriso accennato, i sorsi piccoli e l’aria timida, il Negroni sembra essere la cosa principale a cui dare credito. E da cui far scaturire domande più o meno ovvie: di dove sei , cosa fai nella vita, dove hai studiato, cosa hai studiato (e qua ci si ferma di solito a “figa Bologna, ci sono stato/passato poco tempo fa e l’ho trovata peggiorata, wow il Dams e però poi che fai?), come ti trovi a Milano, quante volte all’anno torni a casa (e miiiiii com’è lontano; ah già: ma il Molise dov’è?), pensi di vivere qua per sempre, com’è il posto dove lavori.
Morale: non mangio perché sono interrogata, faccio la figura della puzzona snob, quella che frequenta i corsi di scrittura tipo della Scuola Holden, come mi dice il Compagno di Banco. E a me invece alla Scuola Holden non m’hanno mai voluta e ai corsi di scrittura ho sempre rimediato delle afflizioni senza pari. Ma non è che mi sia messa a discorrere del surrealismo cinematografico degli anni Trenta. No. Ho solo detto che non era nei miei primissimi desideri andare in vacanza a Formentera. Poi ho detto “Sì, non solo.” (e qui ok, lo ammetto, con un po’ di sotterraneo snobismo newyorkese) all’affermazione ”Ah, sì, quello di Vicky Cristina Barcellona”.
Sfortuna colossale: se m’avessero chiesto di Sex and the City, per esempio, o del Diavolo veste Prada, ero preparata lo stesso. E invece no. Sarà colpa dell’agio che non ho sentito, di quella fastidiosa condizione di essere quella che nessuno conosce, delle domande troppo generali che come l’argomento a piacere mi metteno sempre un po’ a disagio, perché le domande generali ragionano per dicotomie, non per sfumature (Camper o Formentera? Amanti o Amici? Oasis o Blur? Rock o Pop? Lettere o Scienza? Rosso o Nero? Femmina o Maschio?) ed io mi dico “Perché scegliere?” mentre cerco di prendere una posizione.
Sarà che io in mezzo alla piazza non ci sto volentieri. Ho i miei tempi, voglio i miei tempi e soprattutto sarà che io di fondo ho bisogno di arrivarci preparata alle esibizioni e la preparazione si costruisce con lo studio, l’osservazione. Io non so, davvero, improvvisare.
E sono due o tre le persone che mi hanno rapita al primo appuntamento. Poche quelle che mi hanno datola seconda possibilità.
